Da semplice impiegata ad alleata degli imprenditori: ecco come sono diventata “Contabile in affitto”

di | 14 Maggio, 2020

Fammi indovinare.

Da imprenditore sei abituato a tirarti su le maniche e darti da fare nel tuo lavoro.

Scommetto anche che le cose le vuoi sempre capire fino in fondo, e che essere preso per i fondelli non lo sopporti.

Il fatto che non ti mettano in grado di capire qualcosa di cui non hai padronanza ti innervosisce.

Come faccio a saperlo?

Sarà che sono figlia di imprenditori.

Sarà che anche io sono sempre stata abituata a darmi da fare.

Sarà che anche io voglio, proprio come te essere autonoma al 100%.

Altrimenti perché mi sono aperta la partita IVA?).

 

E che so cosa vuol dire aspettare il commercialista per avere un po’ di numeri, un bilancio, una situazione chiara.

So cosa vuol dire aspettare mesi e mesi. Sempre che mi risponda al telefono.

Io lo trovo impossibile, e credo sia così anche per te.


Nel 2020 in cui posso imparare a fare tutto o quasi, mi trovo le mani legate a un fornitore (perchè questo è il commercialista, nè più nè meno) che non ha tempo per me.


La mia attività, che oggi ti permette di avere tutti i dati in azienda, senza aspettare Tizio o Caio, è nata proprio dalla richiesta di alcuni imprenditori incontrati in aula anni fa.

Ma lascia che ti spieghi un po’ di più su come ho creato questo sistema.

Io sono una semplice ragioniera, uscita da scuola ai tempi in cui la ragioneria era solo ragioneria e non aveva tremila scelte come adesso (turistico, marketing, finanza)


Materia principale: ragioneria.

Materia in cui il prof mi costringeva a studiare tutte le estati: ragioneria.

Nonostante lo avessi odiato per anni (il prof intendo), per tutto il resto della mia carriera l’ho ringraziato ogni giorno.

 

E sai perché?

Perché a un certo punto della mia vita mi sono trasformata da ragioniera a insegnante.

Allora ho scoperto che tutti i concetti imparati a scuola erano ancora incompresi da molti.

E ti parlo anche di ragionieri eh. Gente che ho incontrato personalmente in aula.


Dunque, eravamo rimasti alla scuola…


Terminata quella, uno dei primi posti di lavoro è stato nell’ufficio amministrativo di una ditta vicino casa, a Vicenza.

Un ex-operaio diventato imprenditore, aveva creato un’impresa che costruisce macchine alimentari, da spedire in tutto il mondo.

La mia prima grande sfida: quanto ero felice di quel primo lavoro!


Già. Perchè purtroppo non sapevo ancora quello che mi aspettava…


(forse nemmeno lui, da poco imprenditore, sapeva quali guerre lo aspettavano con la contabilità e i numeri dell’azienda…)

Insomma, successe che l’imprenditore mi chiese di supportare anche l’ufficio commerciale.

Che soddisfazione, dici tu. Già.


Se non fosse che quando la mia responsabile, rientrata dal viaggio di nozze, mi vide con la situazione in mano in ufficio e un aumento in busta paga, impazzì letteralmente.

Da lì in poi mi fece passare le pene dell’inferno.


E io che pensavo che il primo lavoro sarebbe stato l’inizio di un lungo percorso di crescita professionale e personale.


La delusione fu tanta e vista la mia giovane età, proprio non capivo.


Ti confesso: se pensavo che una situazione del genere fosse una sfida, allora non immaginavo nemmeno cosa fosse LA CASTA dei commercialisti.

Intoccabili.

Loro dicono alle aziende quando e quanto pagare di tasse, l’imprenditore deve fare poche domande e accontentarsi delle risposte tecniche, quelle incomprensibili.


Lo “studiato” contro l’imprenditore/operaio con le mani sporche di grasso
Figuriamoci se puoi imparare a leggere il bilancio, ti dicono.


Non pensare neanche di poter portare dentro la contabilità che non hai le competenze.


Lavora, paga e taci.

Già allora, un pò alla volta, mettendomi dalla parte dell’imprenditore, iniziai a costruirmi “un nemico”: IL COMMERCIALISTA.


A quel punto, mi cercai un altro lavoro


Questa volta ero sicura: avrei scelto un’azienda che avrebbe valorizzato le mie potenzialità!


Era una grossa azienda: 450 dipendenti.


Mi riadattai, cominciando da zero con le migliori prospettive.

Ma…Il problema questa volta era… il nonnismo!

Già, proprio come in caserma:

 

 

 

 

 

 


i primi mesi negli uffici “di bassa lega” per imparare il mestiere e solo se sopravvivevi, potevi passare allo scalino superiore;

le impiegate storiche, ormai stanche della quotidianità, si divertivano a fare sgambetti o inventarsi varie prove di sopravvivenza per le novelline;

Gente che si divertiva a darti commissioni proprio all’ultimo secondo godendo a vederti agitato;
E così via.
Devo dire però che a parte l’herpes sulle labbra per lo stress altissimo che ormai era all’ordine del giorno, imparai un sacco di cose, che ancora oggi mi sono utili.

Ad esempio: mi rendevo ogni giorno sempre più conto di quanto fosse difficile il rapporto tra l’imprenditore e i numeri della contabilità, soprattutto in situazioni così estese.


E arriviamo così al giorno in cui contattai un ente di formazione per chiedere se proponeva corsi di formazione per contabili.

La responsabile dell’ente era una mia ex collega e conosceva il mio spirto di avventuriera.
E cosa fece quindi?

Andò più o meno così:


Stefania, ho bisogno di un docente di contabilità per neo-laureati… con urgenza! ti dò 3 giorni di tempo per studiare tutto!”
Neo-laureati? Panico.

Mio marito stesso mi disse:
“Tu ragioniera, cosa vuoi spiegare a dei giovani laureati?”

 

 

 

 


Pensai che aveva ragione, così ricontattai la mia amica per dire che non me la sentivo.

Ma lei non ne volle sapere.


Non esiste: ne hai passate di ogni. Sei tu la persona giusta per questo corso!
Alla fine accettai l’incarico.


Il fatidico giorno avevo proiettore, microfono ed ero lì in cattedra, senza saliva dall’agitazione.


Per la prima volta mi sono trovata a essere il prof giudicato, il prof studiato dagli altri, pronti a dire se è bravo oppure no.


Parlai per ore di tutti i problemi che avevo visto nelle aziende in cui avevo lavorato.

Parlai di come l’imprenditore ancora oggi sia incatenato dalla contabilità. Di come si senta in difetto verso questo fornitore.
Beh… andai benissimo.


Da lì iniziò la mia carriera da insegnante.


E più insegnavo, più mi avvicinavo agli imprenditori: con il tempo, notavo che le mie aule non erano più frequentate solo da universitari.


Ma anche impiegate amministrative che volevano supportare l’imprenditore nelle scelte aziendali.


O imprenditori al 90% di aziende famigliari, dove il rapporto famigliare si mescola con quello lavorativo (con pro e contro).


Questo fu il momento in cui compresi un concetto fondamentale.


Un concetto che poi mi portò negli anni a fare quello che faccio oggi.


Questi imprenditori avevano due grossi problemi: quello di sentirsi sfuggire il controllo dell’azienda, e quello di non riuscire a capire il commercialista.


“Non è pensabile, soprattutto al giorno d’oggi, che un buon imprenditore non conosca i suoi numeri e quello che lo Stato vuole da lui”
Ti faccio un esempio:
Sei anche tu uno di quelli che quando il commercialista viene in azienda ti vesti come se fosse la comunione di tuo figlio?


Forse lo fai perché è un’occasione così rara e speciale che ti senti sopraffatto?
Quante volte sono stata chiamata dall’imprenditore per spiegargli e cosa voleva dire una certa mail scritta dal commercialista. Per sopperire alle sue mancanze.


Lo temi a tal punto che neanche ce l’hai il coraggio di chiedergli le cose. Ma tornando a noi…


Nel tempo, consulenza dopo consulenza, ho elaborato una procedura.


Una procedura in cui riorganizzavo l’azienda, mettendola in grado di portarsi dentro la contabilità e ridare il controllo all’imprenditore a 360° con risorse interne già presenti.


Vedevo e vedo tuttora imprenditori che iniziano a capire quanto importante è avere un bilancio in tempo reale.
Quanto è importante fare strategia durante l’anno.


Senza smettere di lavorare con le mani, come una volta.


Ma usando la testa sempre di più, per guadagnare di più che con il lavoro operativo in sé e per sé.


Dalle aule cominciai a passare alle aziende anche solo per iniziare a “tradurre” le mail che scriveva il commercialista ai miei clienti e che loro non capivano.


Il primo commercialista con cui ho avuto a che fare aveva visto la pubblicità su una una rivista locale e mi contattò per propormi un “lavoro”, che poi si rivelò fasullo.


Con l’occasione provò a spaventarmi perchè mi ero permessa di sminuire la sua categoria.


Mai e poi mai avevo pensato di sminuire la categoria.


Il mio unico obiettivo era quello di spiegare ai piccoli imprenditori come muoversi nel mondo del fisco, come leggere i bilanci… insomma, li aiutavo a raggiungere un loro diritto. Quello di essere liberi.

E’ molto faticoso, lo ammetto, essere fuori dagli schemi, ma quello che mi dà la forza ogni giorno di alzarmi dal letto e mettercela tutta e fare in modo che la mia conoscenza sia utile all’imprenditore.


Non mi interessa fare parte di una casta per essere rispettata, o sentirmi importante perché ne so più del cliente rispetto alla materia.


Il mio scopo è portare beneficio all’azienda!


Più andavo avanti nel tempo e più mi rendevo conto (e ciò succede ancora oggi) che chi ha un’azienda è stanco di non sapere le cose come stanno andando.

 


È stanco di aspettare il bilancio che non arriva.


E’ proprio nelle mie aule che incontro una delle mie prime clienti.


“sai – dice – mi hai spiegato delle cose che il nostro commercialista non ci aveva mai detto e ho fatto il conto di quanti soldi ci abbiamo rimesso.”


“Dopo il corso, verresti qualche ora in azienda per farmi capire meglio alcune cose?”
Fu l’inizio del mio progetto.


Quello che vidi fu proprio un anello mancante tra le aziende e lo Stato, con dimezzo il commercialista.


Mi rimboccai le maniche e iniziai a diffondere le mie conoscenze.
Per fare in modo che tutti mi capissero, escogitai dei modi per rendere le cose semplici, alla portata di tutti e sviluppai il mio metodo di lavoro.


Ed eccoci arrivati a oggi.


Oggi trovo imprenditori che mi danno fiducia, che mi aprono le porte della loro azienda.


Che mi chiedono di aiutarli con semplici strumenti, con semplici parole ma utili a fare in modo che possano progredire e migliorarsi
Oggi sono un’imprenditrice, libera di lavorare e non di passare le giornate a proteggersi da colleghi fancazzisti o da capi che usano il tuo lavoro per farsi fighi con il titolare.


Mi sento utile all’imprenditore e porto avanti la mia battaglia ogni giorno.


Sapendo che attraverso la formazione e la presenza in azienda, questo piccolo imprenditore potrà sentirsi più forte agli occhi fetta delle sue entrate ogni anno.


P.S.
Quante volte ti sei trovato ad aspettare la risposta del commercialista, con tempi biblici

Quante altre volte ti sarebbe servito un bilancio che non arriva

Ti chiedi spesso perché stai pagando tasse e sanzioni e non sai a cosa si riferiscono?

Stai capendo quello che ti dice, quando trova il tempo per te, o annuisci per non fare brutta figura?

“Con la velocità in cui sta cambiando il mondo, per stare al passo con lui devi avere in mano la situazione della tua azienda”

Contattami per un check up, per capire da dove iniziare il cambiamento


–tel. 333-4657859

–facci.stefania@contabileinaffitto.it

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